Guernica.

Quando ero bambino mi capitava spesso di giocare con mia sorella (più grande di me di qualche anno), meno spesso capitava che riuscissimo a giocare con nostra madre, a causa del suo lavoro. Ricordo che era un giorno d’inverno, avrò avuto sicuramente meno di dieci anni, forse sette/otto, quando mia madre volle insegnare a mia […]

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Mercurio.

L’agorafobia (dal greco αγορά : piazza e φοβία : paura, etimologicamente “paura della piazza“) è la sensazione di paura o grave disagio che un soggetto prova quando si ritrova in ambienti non familiari, temendo di non riuscire a controllare la situazione che lo porta a desiderare una via di fuga immediata verso un luogo da lui reputato più sicuro. E se il luogo più sicuro fosse il più […]

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La mia ora di misantropia.

Grazie al mio lavoro ho la fortuna di viaggiare spesso in tutto il mondo. Nella maggior parte dei casi non ho molto tempo per visitare le città in cui transito, quindi mi limito a dare uno sguardo fugace all’architettura e ai visi delle persone, per cercare di capire cosa si provi a percorrere quelle strade ogni […]

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Too Hard To Keep

Originally posted on pensierifotografici:
“Damnatio memoriae è una locuzione in lingua latina che significa letteralmente condanna della memoria. Nel diritto romano indicava una pena consistente nella cancellazione della memoria di una persona e nella distruzione di qualsiasi traccia potesse tramandarla ai posteri. Si trattava di una pena particolarmente aspra riservata agli hostes, ossia ai nemici…

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Luci della città.

Mi piace camminare, di notte, tra le strade della mia città. Mi piace scandirne i ritmi con passi corti e cadenzati, mi piace sentire il freddo entrarmi nelle ossa, mi rassicura, assieme al suo silenzio. Quando si osserva una città di notte, lei si spoglia davanti ai nostri occhi. Di giorno si fa bella, risplende […]

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Costruttore di mondi.

Il primo passo per creare un mondo nuovo è scegliere la colonna sonora che accompagnerà l’armonia della creazione. Una canzone per ogni singolo aspetto del pianeta, affinché ogni cosa possa essere, a suo modo, speciale per qualcuno. Inizierei con il disegnare le albe, ogni giorno una diversa, così ognuno avrà un buon motivo per iniziare […]

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Ognuno sta solo sul cuor della terra.

Ci si sente sempre a disagio quando si parla di solitudine. Ognuno la intende come un percorso personale, risultato di determinate scelte di vita (nostre o altrui) che ci ha portati a questo status emotivo. La solitudine è una costante nella vita, si manifesta (spesso) in concomitanza con picchi di noia, venendo amplificata dai silenzi che riempiono le giornate.

Personalmente posso dire di non aver mai imparato ad essere solo. Ho passato la maggior parte della mia infanzia e della mia adolescenza alla ricerca spasmotica di contatti umani, reali o immaginari, con cui instaurare un rapporto. Sarà la voglia di parlare, di trasmettere qualcosa a chi hai attorno o la necessità di mostrare agli altri cosa pensi e cosa provi, inondare la vita altrui dei tuoi pensieri. Non lo so.

Una costante degli ultimi mesi è stata l’assenza di queste figure di riferimento che, una dopo l’altra, si sono allontanate da me, in qualche modo. Quando la solitudine è tornata, con tutta la sua forza, mi sono trovato di fronte a qualcosa di più grande di me, da affrontare con il peggiore degli alleati possibili: me stesso.

Ho imparato a conoscermi, a capirmi ed accettarmi. In qualche modo ho imparato a volermi bene. “Il primo passo per stare bene con qualcuno, è imparare a stare bene con noi stessi”. Questa frase l’hanno pronunciata in tanti, persone molto più capaci di me nel trasmettere la “pienezza” di questo status emotivo.

Credo che sia giusto che esista la solitudine. Ci ricorda ogni giorno quanto siamo incompleti e ridicoli, di fronte a tutte le combinazioni possibili con chi ci circonda. Però allo stesso tempo ci insegna che anche noi abbiamo la nostra unicità, di cui andar fieri.

Ognuno sta solo sul cuor della terra.

La solitudine? Si sa, non tutti se la possono permettere. Non se la possono permettere i vecchi, non se la possono permettere i malati, non se la può permettere il politico.Un politico solitario è un politico fottuto, di solito. Però, sostanzialmente quando si può rimanere soli con se stessi, io credo che si riesca ad avere più facilmente contatto con il circostante. Il circostante non è fatto solo di nostri simili, direi che è fatto di tutto l’Universo: dalla foglia che spunta di notte in un campo, fino alle stelle. E ci si riesce ad accordare meglio, con questo circostante, si riesce a pensare meglio ai propri problemi. Credo addirittura si riescano a trovare anche migliori soluzioni. E, siccome siamo simili ai nostri simili, credo che si possano trovare soluzioni anche per gli altri.[…] Mi sono reso conto che un uomo solo non mi ha mai fatto paura, invece l’uomo organizzato mi ha sempre fatto molta paura. (Fabrizio De André)

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